Adulti

Incontro Adulti e Giovani 7 - 8 agosto 2020


Il tempo che stiamo vivendo ci ha costretti, a malincuore, a dover rinunciare per quest’estate alla nostra amata Casa Alpina, senza perdere il valore dell’incontro, della relazione forte, della condivisione tipici dei campi di AC.. Come settore Giovani e Adulti non intendiamo rinunciare a un "campo" sebbene con una formula alternativa alla residenzialità.

« da Corpo a Corpo »

Essere e Fare gruppo al tempo del Covid 19

Venerdì 7 agosto in meet

ore 19.00 in meet

recita dei vespri

provocazione

Sabato 8 agosto in presenza

ore 9.30

Piazza della Chiesa Giarolo (Val Curone)

Passeggiata al Monte ( disponibile trasporto)

Tappe di riflessione

Pranzo al sacco

ore 17.30

Celebrazione Eucaristica - piazzale della chiesa di Giarolo

Possibilità di cena insieme ( secondo adesioni)


ISCRIZIONE AL LINK

o Chiara 3405539671 o Roberta 3454571543


CHE TEMPO!

Proviamo a raccontare e raccontarci, mettendoci in ascolto di storie e speranze, paure e salite, imprevisti che dicono la fede con le parole della vita.

Aspettiamo i vostri contributi, indirizzateli a adulti@azionecattolicatortona.it

16 maggio il ruolo dell'AC nella storia del laicato

materiali utili per l'approfondimento per accostarsi alla storia dell’Azione Cattolica

Dalla rete:

https://www.youtube.com/watch?v=JS_t6CJK7bI

inno del 150°

https://www.youtube.com/watch?v=YRHOw2TbFgE

documentario ‘una storia che continua’

https://www.youtube.com/watch?v=GY303NqNPIQ

Bibliografia:

Luca Diliberto (a cura di), Vittorio Bachelet Testimone della speranza, AVE 2010

Ernesto Preziosi, Storia dell’Azione Cattolica Italiana, La presenza nella Chiesa e nella società italiana, Rubbettino 2008

Ernesto Preziosi, Obbedienti in piedi La vicenda dell’Azione Cattolica Italiana, SEI 1996

Ernesto Preziosi, Piccola storia di una grande associazione L’Azione Cattolica in Italia, AVE 2002

Franco Miano – Ernesto Preziosi, Scegliere l’essenziale L’Azione Cattolica, la scelta religiosa tra memoria e futuro, In Dialogo 2008

AA.VV., AC: una storia di santità laicale, AVE 2002


9 maggio : per una storia del laicato

La figura del laico nella Chiesa. Scheda storica

1. l’Antico Testamento

La prospettiva biblica pone il popolo d’Israele in una posizione singolare: popolo eletto, separato dagli altri.

Cf.: Esodo 19,5-6: « … Se vorrete ascoltare la mia voce e custodire la mia alleanza, …Voi sarete per me un regno di sacerdoti e una nazione santa».

Deuteronomio 7,6: «Tu sei un popolo consacrato al Signore tuo Dio … privilegiato tra tutti i popoli che sono sulla terra».

In Numeri 8, i Leviti sono separati per essere destinati al servizio divino.

2. il Nuovo Testamento

I Vangeli ci presentano Gesù che frequenta regolarmente il Tempio, ma da laico. Membro della tribù d Giuda, non si comporta mai come un sacerdote (semmai come un profeta); non contesta le separazioni cultuali dell’AT, ma non le segue.

Solo nell’Epistola agli Ebrei (non paolina, databile agli anni 60/70) Gesù è definito sommo e unico sacerdote.

Altri testi del Nuovo Testamento attribuiscono il sacerdozio di Xto a tutta la comunità dei credenti:

1Pt 2,9: voi siete la stirpe eletta, il sacerdozio regale;

Ap 1,6; 5,10: regno di sacerdoti;

Ap 20,6: sacerdoti di Dio e del Xto.

In questo modo, instaurando uno stretto legame tra dignità regale e dignità sacerdotale dei cristiani, viene sottolineato il carattere sacerdotale del mistero di Xto che si trasmette ai credenti attraverso la partecipazione alla sua missione.

3. il Sacerdozio in NT

La riflessione sul sacerdozio cristiano inizia a essere elaborata solo quando non è più possibile confonderlo col sacerdozio ebraico.

Nel Nuovo Testamento kleros indica tutti i credenti che partecipano all’eredità di Xto, e che sono affidati alle cura di anziani e sorveglianti che provengono dal laicato (cioè dalla comunità dei credenti) e nulla hanno a che fare col sacerdozio ebraico (separazione dei Leviti).

In NT sono presenti diverse qualifiche/titoli ( i sette, dottori, presbiteri, diaconi, pastori etc) che corrispondono a diverse funzioni, le quali sono più importanti dei titoli .

Il sacerdozio comune è offerta personale a servizio della comunità, mentre il ministero pastorale è manifestazione tangibile della mediazione sacerdotale di Xto.

Rendere un culto al Dio vivente (Eb 9,14) è potere di tutti; rappresentare la mediazione di Xto è un potere dato a determinati strumenti, azioni sacramentali e persone.

Inoltre NT introduce un nuovo rapporto col mondo: se Xto è dono totale per il mondo, anche la Xsa lo è. E quindi la Xsa non è separata, autosufficiente, assoluta, perché è chiamata a rendere testimonianza di Xto al mondo. Da qui il compito profetico della comunità e di ogni credente, portatori di una profezia, cioè della parola di Dio sul mondo. In questo soprattutto consisteva la LAICITA’.

3. il Sacerdozio nei primi secoli

Solo tra fine II e inizio III sec (180-220 d.C.) si afferma la distinzione tra laici e clero.

Il termine Laikos compare una prima volta attorno al 96 d.C. in Clemente Romano (Ep ai Corinzi), e distingue l’uomo laico, legato ai precetti dei laici, dalla gerarchia sacerdotale giudaica. Tra fine II e inizio III sec. il termine, riferito esplicitamente ad un ambito ecclesiale, compare nei testi dei Padri della Xsa e la differenza clero/laici appare consolidata in Origene e Cipriano.

Da un lato, le esigenze organizzative hanno portato alla graduale affermazione del sacerdozio gerarchico (v. scismi); dall’altro, pesa l’influsso del pensiero platonico: per alcuni autori, infatti, la gerarchia è presentata come riflesso dell’ordine divino.

Tuttavia il termine laos in molti autori continua a designare il popolo xtiano, ossia la Xsa, nel suo insieme; La Xsa è sentita come comunione di persone in Xto. Nei primi secoli l’accento è sull’unità essenziale del popolosi Dio, mistero di vita celeste, pur quale società gerarchicamente costituita nel momento difficile di persecuzioni.

4. dal Medioevo al Concilio di Trento

10. Dopo Costantino, l’istituzionalizzazione della chiesa e la legislazione favorevole al clero accelera la definizione – anche giuridica – dello stato dei clerici e porta i ministri ordinati a clericalizzare e istituzionalizzare i carismi.

Tra IV e V secolo la distinzione tra laici e chierici tende a diventare una vera e propria separazione. Le categorie interne al popolo di Dio, inizialmente motivate dalle diverse funzioni, diventano sempre più distanti e diverse tra loro.

Il processo di clericalizzazione, particolarmente forte nella chiesa latina, porta con papa Gregorio Magno (594-604) alla definizione di tre ordini di fedeli: pastores, continentes (monaci, generalmente ordinati), coniugati (laici). Chierici e presbiteri assorbono la maggior parte delle funzioni un tempo affidate ai laici i quali – non abbracciando uno stato di perfezione come i monaci – sono ritenuti meno meritevoli.

I laici non hanno più compiti ufficiali: possono essere padrini dei catecumeni, possono battezzare e cooperare e null’altro. Carismi e uffici esercitati nella Xsa precostantiniana dai laici (quali catechisti, anche teologi) vengono abbandonati. Al letterato (istruito) corrisponde il chierico, all’illetterato il laico.

Il Decretum Gratiani (1140) fissa la distinzione tra due generi di Xtiani: quelli dediti al servizio divino, alla contemplazione, e alla preghiera; e gli altri, quelli che hanno a che fare con le realtà mondane.

Nonostante la riscoperta degli autentici carismi laicali da parte di Francesco d’Assisi (e altri), questa definizione di ruoli permane per secoli e viene confermata e rafforzata dal Concilio di Trento: La Xsa della Controriforma è chiusa in se stessa; il rapporto Xsa-mondo è di separazione, non di distinzione.

(a cura di Paolo Paoletti)

adulti on line 9-16-23-30 maggio

Continuano gli incontro on line per gli adulti

questo il link per i prossimi incontri

https://meet.google.com/zeh-hczc-jvg

Sabato 9 maggio si è svolto il primo incontro dedicato agli adulti per riflettere su come essere pienamente Christefideles Laici in questo tempo! Gli ottimi contributi alla riflessione sono stati offerti da Don Claudio Baldi e Paolo Paoletti, ma l'aspetto veramente emozionante èstato potersi "guardare" in faccia e stringersi in un abbraccio, seppur virtuale, in più di cinquanta adulti di tutte le età(!). Adulti che non si fermano e con coraggio discernono sulla vita in ogni tempo, in questo tempo.

I prossimi incontri saranno sabato 16 maggio, per continuare con don Claudio la riflessione sull'Apostolicam Actuositem, e sabato 30 maggio con la Prof.ssa Antonia Chiara Scardicchio, il nostro consueto "convegno adulti", per addentrarci nelle problematiche ( sociali, psicologiche, ecclesiali) che stiamo vivendo.


Sabato 9 maggio...

Oggi sabato 9 maggio si celebra la Festa dell’Europa.

Il 9 maggio del 1950 il ministro francese Robert Schuman, all'indomani della II Guerra Mondiale, presentò il piano europeo per favorire la pace e l’unità in Europa.

L'Europa unita nasce per costruire e garantire la pace.

Cosa vuol dire oggi costruire la pace?

Un articolo del quotidiano belga Le Soir, tradotto sul primo numero di aprile di Internazionale, pone interrogativi che fanno riflettere:

«I dirigenti europei si rendono conto di cosa hanno inflitto agli italiani che crollavano sotto il peso delle bare – e a tutti gli altri cittadini europei che soffrivano come loro – rispondendo alle richieste di aiuto prima con delle divergenze e poi con un “ripassate tra quindici giorni”? »

E continua: «Benestanti contro bisognosi? E’ questo che è diventato il progetto europeo? … Ciò che siamo riusciti a fare dopo la guerra, non siamo più in grado di ripeterlo nel momento in cui siamo tutti minacciati dallo stesso male?»

Non tutti sanno che la bandiera europea , adottata non a caso l'8 dicembre del 1955, trae ispirazione dalla corona dell’Immacolata.

In quel periodo Schuman, Adenauer, Spaak, De Gasperi lavoravano, ognuno nella propria dimensione, per realizzare una casa comune, anche se nessuno di loro ha mai sbandierato la propria appartenenza alla fede anche se era chiaro per tutti loro che occorreva trovare un terreno comune - anche in una bandiera - a prescindere da razze, fedi, origini e provenienze.

Ecco, mai come oggi, di fronte al male che ci minaccia tutti abbiamo bisogno della protezione misericordiosa della Madonna.

L’indifferenza, la paura, l’egoismo sono sentimenti che non appartengono solo agli individui: avvelenano i politici, ma anche gli Stati.

Eppure, solo nel bene comune è la salvezza: perché tutti siamo fratelli nel Creato.


Pensieri

Quante domande ci facciamo in questo periodo!

Certo! Non tutte sono pertinenti: “Quando finirà tutto questo?” “Quanto programma scolastico perdiamo?” “Perché la gente non rispetta i divieti, le regole, e le interpreta a modo suo?”, “L’economia come andrà”, “I nostri politici sono all’altezza?”, “Ci sarà una ripresa?” e così via.

Queste domande servono solo a deprimerci?

E allora, quale è la domanda giusta che dovremmo farci.

Secondo me, una tra le domande più giuste è: quando tutto questo sarà finito, e tornando alle nostre faccende, al lavoro, a scuola, in palestra, in piscina… come sarò? Sarò uguale al 21-22 febbraio, quando tutto ha avuto inizio? Sarò diverso? E in che cosa sarò diverso?

Non è tanto questione di che cosa avrò imparato o interiorizzato! Ma come sarò cambiato?

Mi piace pensare che tutto quanto stiamo vivendo prima della Pasqua ci è di aiuto! “Conversione” vuol dire “cambiamento radicale di mentalità”. In fondo, ci viene chiesto questo, no?

Un cambiamento radicale di mentalità, di abitudini, di stili di vita, di modi di fare. Ce lo chiedono tutti. Lasciatemelo dire: Dio è proprio un genio, sta usando i microfoni e i megafoni delle istituzioni per far arrivare il suo messaggio: cambiate mentalità!

Costa sacrifici, ma l’obiettivo è quello di vivere in pienezza la notte di Pasqua, quando la morte sarà vinta, per sempre, anche con il Coronavirus.

Ecco allora la domanda giusta che dobbiamo porci: Sto cambiando mentalità?

Questo è un tempo veramente prezioso!

Quando tutto questo sarà finito, quello che scriviamo oggi sarà importantissimo. Proviamo a fare un elenco delle cose che contano davvero nella vita e scriviamole su una lavagnetta in cucina.

Quell’elenco deve valere anche tra due mesi, sei mesi, un anno, cinque anni, quando tutto sarà solo un ricordo, un po’ triste, un po’ sbiadito… ma se valgono oggi, devono valere sempre!

L’augurio che vorrei fare per la Settimana santa, si ispira alla pagina del vangelo di San Giovanni che racconta del “primo giorno dopo il sabato”, quando si dice che “erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei”: Gesù entrò e si “pose in mezzo a loro”.

Penso che si possa definire così questa “Pasqua a porte chiuse”. Tuttavia ciò non impedisce che sia Pasqua e, nonostante le porte chiuse, entri il Signore Grsù, Cristo risorto, riempiendo la casa di gioia e di speranza. Auguri a tutti!!!

Raffaele

Che tempo! Il contributo del nostro assistente Don Claudio

La riflessione del nostro assistente don Claudio, che ci accompagna in questa ultima domenica di Quaresima


Un titolo profetico che ci chiede di riflettere su questo tempo

Un tempo sospeso tra attesa e paura, ma che ancora maggiormente ci interroga

  • Alla luce del fine, ogni tempo della nostra vita acquista senso e diventa significativo nella misura in cui riusciamo a renderlo, almeno, una timida proiezione nel mondo del grande amore di Dio per l’umanità.

  • Ci facciamo interrogare dalla nostra esperienza di “abitanti” del tempo: come diventare adulti restando aperti al futuro e alle sorprese di Dio? Cosa ci aiuta a rendere “tempo favorevole” i tempi che ognuno di noi sperimenta in modo da essere adulti significativi oggi?



Sono giorni di pensieri e solidarietà

Sono giorni di pensieri e solidarietà.

Quanti “deserti” nei ritiri spirituali per riscoprire il valore (e la bellezza) del silenzio ed ora la vita ci crea un deserto vero.

C’è silenzio in giro, c’è silenzio in casa, c’è silenzio in chiesa.

C’è silenzio dappertutto e il silenzio (si sa) stimola la riflessione e i pensieri.

Il primo pensiero è sicuramente quello di cercare di scampare a questo essere invisibile che ci ha sconvolto la vita. Più che un pensiero è una preoccupazione ma una preoccupazione che stimola solidarietà, perché un secondo dopo aver pensato a te stesso pensi ai tuoi familiari, nella speranza che anche loro possano stare bene e scampare a questo essere invisibile che ci ha sconvolto temporaneamente la vita. Pensi a chi conosci che invece non l’ha scampata e ci sta lottando e preghi che vada tutto bene. Pensi a chi invece ha provato a lottarci e ha perso, pensi ai suoi ultimi giorni in solitudine e sofferenza, e preghi che possano brillare presto di luce eterna e ritrovare quella serenità che sicuramente negli ultimi giorni di vita su questa terra avevano perduto. Pensi ai loro cari e speri che il pensiero gli arrivi e possa alleviare un pochino il dolore. Pensi a chi lavora in ospedale, a chi guida le ambulanze, a chi lavora in casa di riposo, a tutti quei “meno fortunati” che con questo essere invisibile rischiano di entrarci in contatto nonostante le mille precauzioni.

È un deserto particolare perché i pensieri sono pilotati, ma è un bel pilotaggio. Senza saperlo pensiamo tutti alle stesse cose e ci sentiamo un po’ meno distanti e un po’ meno soli. E chissà che quando tutto sarà finito non avremo imparato a ritagliarci momenti di deserto nella nostra vita di tutti i giorni per continuare questo esercizio di pensiero e solidarietà. Sarebbe come uscirne un po’ meno sconfitti. Altrimenti rimarranno solo gli insegnamenti cattivi di questa esperienza. L’ansia e la morte. Sarebbe bello sconfiggerli con i pensieri e la solidarietà. Sempre, anche quando tutto sarà finito.

Andrea

Pensieri… del 24 marzo 2020

Un mese fa abbiamo vissuto la nostra Assemblea diocesana in una giornata già segnata da notizie che si rincorrevano sui telefonini e parlavano di chiusure delle scuole, di limitazioni degli spostamenti… Anche l’amico Pierpaolo Triani ci ha raggiunti telefonicamente per salutarci e augurarci buon lavoro da Piacenza, già inserita nella “zona rossa”. Da allora stiamo vivendo situazioni personali, civili e comunitarie segnate da notizie, decisioni, decreti amministrativi e pastorali che ci impongono profonde revisioni degli stili di vita e delle abitudini quotidiane.

Tutto ciò che è umano ci riguarda” poteva sembrare uno slogan inserito nel Documento assembleare approvato in quella domenica, da allora risuona nella nostra memoria per ricordarci che viviamo la nostra quotidianità di ragazzi, giovani, adulti di AC in un Paese che sta soffrendo e, contemporaneamente, sta recuperando la propria dimensione umana, riscoprendo alla base delle proprie relazioni espressioni come solidarietà, fraternità, bene comune che sembravano obsoleti e relegati in un vocabolario definito “buonista”… .

Oggi, nelle nostre città, paesi, ambienti quotidiani, famiglie, “siamo chiamati a vivere il tempo della prossimità come antidoto alla “globalizzazione dell’indifferenza” perché ci accorgiamo sempre più che c'è un crescente bisogno di fraternità che ci chiede di curare le relazioni nella semplicità dell'amicizia, di tessere legami di vita buona” (Documento assembleare 23-2-2020, p.2).

Questi giorni, in cui ci viene ordinato di “stare a casa” di “stare distanti” ci ricordano che abbiamo bisogno di “farci vicini”, di prenderci cura delle “gioie e speranze, tristezze e angosce degli uomini d’oggi…” (cf. GS, 1). Le città pressoché deserte, le scuole e gli ambienti di lavoro silenziosi, le nostre famiglie preoccupate… esprimono quel bisogno di fraternità, di relazione che riscopriamo sempre più fondative per la nostra vita quotidiana.

Questo nostro cammino quaresimale si rivela un autentico cammino nel deserto, dove la privazione della vicinanza, delle relazioni quotidiane, degli appuntamenti comunitari per la preghiera diventa occasione per la riscoperta di qualcosa o qualcuno che, nel passato recente, abbiamo trascurato o dimenticato.

Questo allora è il tempo per chiederci che cosa vogliamo costruire insieme agli altri”. (Doc, p.2) a cominciare da questo sito che ci riunisce, accorcia le distanze tra noi, raccoglie quanto fatto e rilancia pensieri per quanto c’è da fare… perché “come laici di AC, riteniamo sia sempre più urgente non stare a guardare, ma continuare ad agire dentro i contesti in cui viviamo con speranza, pazienza, collaborazione, creatività”(Doc, p.2) alla luce di quanto ci ripete il nostro Vescovo: “Coraggio, il 12 aprile è Pasqua!”.

Piero

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